Newsletter


Luglio 2025

Partiamo dalle basi.

Fortunatamente abbiamo giornali, notizie e profili social che ci spiegano

perfettamente l’attualità. Ci dicono che i tassi interbancari salgono o

crescono, ci dicono che l’occupazione è al massimo o al minimo, eccetera…

Sfortunatamente non ne capiamo la relazione.

Sexy come un armadio dell’Ikea, oggi introduco la Legge di Philips.

La Legge di Phillips descrive la relazione inversa tra l’indice dei prezzi al

consumo e la disoccupazione.

“Legge” perchè non deriva da approfondimenti teorici, ma analisi di serie

storiche, è quindi un dato empirico.

Effettivamente la newsletter potrebbe già finire qui: come scritto sopra alta

inflazione, bassa disoccupazione.

Ma capiamone il perchè.

1. Quando la disoccupazione è bassa, i lavoratori hanno maggiore

potere contrattuale: “Anche te hai bisogno di me, pagami di più!”

2. I salari salgono

3. Gli aumenti salariali portano a prezzi più alti

Al contrario con una disoccupazione avvilente, i lavoratori prendono su

tutto, anche stipendi più bassi, e lungo tutta la filiera produttiva si riducono i

costi, quindi i prezzi.

Chiudiamo il cerchio, arrivando alle banche.

Le banche centrali usano i tassi per stabilizzare l’inflazione e la

disoccupazione.

Un taglio dei tassi si fa quando l’inflazione è bassa o in calo, e quindi

l’economia in decrescita.

Questo comporta prestiti più economici, quindi investimenti maggiori da

parte delle aziende e conseguetemente più consumi. La domanda

aumenta, la crescita economica aumenta, la disoccupazione scende, e

ovviamente ciò comporta un aumento dell’inflazione.

Invece quando l’inflazione è troppo alta, si aumentano i tassi di interesse

per frenare la domanda e rallentare la crescita dei prezzi.

Sì, se te lo stai chiedendo è un cagnolino che si morde la coda: l’obiettivo

delle banche centrali è una sana inflazione stabile attorno al 2%.

Ovviamente nel tuo ragionare ci saranno altri puntini che non si allineano,

qui bisognerebbe approfondire la teoria delle aspettative a breve

dell’inflazione, il tema spaventoso della stagflazione e tanto altro.

Questo era un piccolo tassello.

Agosto 2025

Giocatore A: cerca di battere il mercato cambiando

continuamente Azioni (Prysmian, poi Ovs, infine Broadcom)

Giocatore B: investe in un fondo azionario globale e mantiene la

rotta.

Se la maggioranza dei giocatori è come A, i costi di transazione e gli errori

di tempismo riducono i loro guadagni.

B, invece, si piazza nell’equilibrio: non batte tutti, ma evita di essere battuto

dalla media.

Ok, questo che hai appena letto è la Teoria dei Giochi di John Nash,

(Beautiful mind) applicata ad una delle attività più canoniche del mondo del

risparmio: il Piano d’Accumulo in un fondo azionario globale.

Nel mondo degli investimenti i “giocatori” sono investitori, gestori, mercati e

l’“equilibrio” è lo scenario in cui nessuno riesce a ottenere rendimenti

extra senza assumere più rischio, dato il comportamento medio degli

altri. In un agosto come questo dove l’intermittenza dei mercati è notevole,

occorre ricercare una quiete finanziaria:

Dalla figura si comprende come la strategia vincente è non competere

direttamente ma adottare subito una posizione efficiente. Farsi la propria

maratona, evitando strappi inutili!

Lo stock picking è attraente (il sogno di “scoprire l’Amazon del

2002 e rivenderlo ad agosto 2025”), ma in un mercato fatto da

milioni di investitori informati è difficile avere un vantaggio.

Il fondo globale è la “mossa equilibrata”: accetti di non vincere il

gioco, ma ti proteggi enormemente dall’essere sconfitto.

In termini di Teoria dei Giochi: selezionare azioni è un gioco a somma

zero, mentre il fondo globale porta a un equilibrio stabile. Oltretutto in un

P.A.C., continui a investire senza reagire emotivamente ai movimenti di

mercato, restando in un equilibrio che è anche personale.

Settembre 2025

“Come ben saprai il mercato azionario nel lungo periodo cresce sempre…”

Ma perché?

Troppo facile dirlo mostrando solo l’SP500 fino a settembre 2025.

Facciamo allora un paragone con il concetto di entropia. L’entropia di un

sistema aumenta sempre perché i processi naturali tendono verso stati

più probabili e disordinati.

I mercati azionari, infatti, seguono un simile processo di costante

selezione naturale.

Immaginate un fondo globale azionario con quote di centinaia di aziende al

suo interno:

Alcune falliranno o perderanno valore (Kodak, Alitalia, ecc.)

entropia in calo.

Altre cresceranno molto (Nvidia, Campari, ecc.) entropia in

crescita.

Il gestore del fondo sostituisce di continuo le peggiori con nuove aziende

promettenti e questa vera e propria selezione naturale è perennemente

trainata dalle seguenti mega tendenze.

Ipotizzando di valutare questo fondo assieme al tuo consulente per un

Piano d’Accumulo Mensile, allora vi chiederete: “Ma perché solo nel lungo

periodo? È una scappatoia??”

NO.

Ovviamente anche nel breve i mercati possono crescere, ma in modo

incerto, mentre su 6/7/8 anni o più la probabilità di rendimenti positivi

diventa solida.

Semplicemente perché questi mega trend hanno bisogno di tempo per

compensare le fluttuazioni di breve termine, derivanti ad esempio da crisi

geopolitiche o shortage di materie prime.

Cosa rimane da fare quindi? Molto semplice, calcolare la disponibilità che

puoi e vuoi accantonare per traguardi di medio-lungo periodo e fare un

Piano d’accumulo con la tua banca.

Novembre 2025

CAOS = Stato di disordine

Un proverbio cinese afferma che «il battito d’ali di una farfalla può

provocare un uragano dall’altra parte del mondo».

La Teoria del Caos sostiene infatti che il risultato di un evento dipende da

molteplici variabili e che c’è sempre un certo margine di errore, uno spazio

per il caos.

L’essere umano però preferisce la stabilità, la routine, la sicurezza. Sapere

che due più due fa quattro e che tutto ciò che ci circonda ci sarà anche

domani.

Purtroppo, o per fortuna, viviamo all’interno di sistemi dinamici, che per

definizione sono:

1. Sensibili alle condizioni iniziali.

2. Caratterizzati da comportamenti che si ripetono nello spazio e nel

tempo.

3. Capaci di portare ogni punto del sistema in qualsiasi altro punto.

Un esempio ilare: l’altalena è un sistema che si muove, cambia e reagisce

alle spinte che riceve.

Cosa c’entra tutto questo con una newsletter di informazione finanziaria? È

la mera descrizione del campo da gioco! Nel basket si gioca sul parquet,

nel calcio su un campo in erba di 100 metri per 55.

Nel gioco della finanza, la previsione perfetta non esiste perché, nei

sistemi complessi, anche un minuscolo errore o una piccola informazione

mancante all’inizio cresce nel tempo fino a produrre risultati completamente

diversi, rendendo qualsiasi previsione futura inutilizzabile.

Il primo elemento caotico è la volatilità dei mercati, con le sue oscillazioni

positive o negative, rapide o prolungate, basti pensare al sali-scendi di

Novo Nordisk.

Il secondo elemento, che ne amplifica e concretizza l’esito, è la nostra

emotività, basti pensare a chi è uscito dal mercato ad aprile 2020.

Cosa ci radica saldamente al suolo in momenti di triste tempesta o di

allegra brezza primaverile? Un piano finanziario fatto con un

professionista del settore. Fine dei giochi. Fine della newsletter.

Questo piano di risparmio deve essere diversificato, deve avere uno strato

che lavori per ogni obiettivo futuro, deve essere lungimirante e previdente,

e deve proteggerci anche dagli imprevisti. Anche se attuocuggino ti ha detto

che bisogna mettere tutto su Eirio!

Dobbiamo comprendere, con un enorme bagno di umiltà, che il rischio non

si elimina, ma deve essere colto per beneficiare del volano dell’economia

reale e gestito per ridurre l’impatto degli imprevisti.

Su cosa possiamo comandare noi, quindi? Su noi stessi. Punto.

Se sei all’ingresso di questo bellissimo sistema caotico, procedi

all’impostazione di un piano finanziario di risparmio. Se sei già dentro,

gestisci la tua emotività dopo la grande trimestrale di Nvidia e rimani sereno

non appena gli investitori faranno il loro profit-taking…

 

Dicembre 2025

Buongiorno a tutti,

questa newsletter sarebbe dovuta essere un’analisi circoscritta

all’andamento del mercato azionario mondiale negli ultimi 12 mesi.

Poi, ieri sera, ho rivisto in tv giusto gli ultimi minuti del film dedicato a Ennio

Doris, fondatore di Banca Mediolanum, e ho deciso di approfondire un

episodio più unico che raro.

Il momento centrale del film è il crac Lehman Brothers del 2008: una

banca che pagò le conseguenze di un comportamento fortemente

speculativo. Un istituto talmente grande le cui diramazioni, sotto forma di

investimenti obbligazionari, coinvolgevano circa 11.000 risparmiatori

Mediolanum, per un controvalore complessivo di 203,5 milioni di euro. 

È qui che si è scritta una pagina importante della storia della finanza

italiana.

È qui che, per molti, è stato fatto l’impossibile.

Ennio Doris prese una decisione obbligatoria per la sua morale, ma

assolutamente non obbligatoria per legge: rimborsare al 100% tutti i

clienti Mediolanum che avevano in portafoglio obbligazioni Lehman.

Il rimborso fu:

immediato,

integrale,

e soprattutto volontario.

Avvenne utilizzando risorse proprie del gruppo Mediolanum, senza

scaricare le perdite sui clienti.

Una combinazione che, ancora oggi, non ha precedenti nel mondo

occidentale.

Doris si assunse pubblicamente la responsabilità dell’accaduto,

riassumendo il suo pensiero con parole che restano attualissime:

“Se una banca tradisce la fiducia dei clienti, perde la sua

ragione di esistere.”

Vi lascio con poche righe tratte da un’intervista

rilasciata poco prima della

sua scomparsa:

“Arrivai alla riunione e trovai i miei collaboratori che piangevano,

perché non sapevano come dirlo alle persone. Dissi loro: ‘Tirate

fuori i telefonini e mettiamoci in posa per una foto ricordo,

perché questa data entrerà negli annali della storia della banca’.

Mi guardarono stupiti. Li tranquillizzai dicendo che i clienti li

avremmo rimborsati noi. Fu un mezzo azzardo, perché non

avevo ancora parlato con il mio socio.”

Febbraio 2026

Viviamo in un mondo che parla sempre di più e si confronta sempre meno.
Non esistono temi delicati, esiste solo un impoverimento di dialettica e di udito.
Sui temi economici vincono le frasi forti. Quelle che dividono. Il popolo ha bisogno di frasi polarizzanti.
 
Oggi voglio fare qualcosa di diverso.
Non difendere o attaccare un’idea. 
Ma porre una domanda nel modo più onesto possibile:
il capitalismo ha ridotto la povertà?
 
La mia risposta è semplice: non lo so.
Ma ho grande fiducia nei destinatari di questa newsletter. I dati esistono, le interpretazioni anche. 
 
Partiamo da qui.
Secondo la World Bank, nel 1990 circa il 36% della popolazione mondiale viveva in povertà estrema (meno di 2,15 dollari al giorno).
Nel 2019 la percentuale era scesa a circa l’8–9%.
In termini assoluti significa che oltre un miliardo di persone è uscito dalla povertà estrema in meno di una generazione. Una delle trasformazioni sociali più grandi della storia moderna.
Questo periodo ha coinciso con una forte espansione del commercio internazionale, l’integrazione nei mercati globali di economie prima chiuse e una crescita sostenuta in molte economie emergenti, soprattutto in Asia.
Questo è il primo dato.
 
Il secondo è altrettanto importante.
Secondo il World Inequality Lab, negli ultimi quarant’anni, in molte economie avanzate la quota di reddito detenuta dall’1% più ricco è aumentata, la ricchezza si è concentrata più rapidamente rispetto ai redditi medi e la classe media ha visto una crescita più lenta rispetto ai decenni precedenti.
Quindi convivono due fenomeni:
Meno persone nel mondo vivono in condizioni di miseria estrema.
In diversi Paesi sviluppati, le distanze economiche interne sono aumentate.
 
È qui che decede l’errata “convinzione a somma zero”: ovvero che se i ricchi diventano più ricchi, allora i poveri devono per forza diventare più poveri.
La ricchezza complessiva può crescere — la torta può diventare più grande — anche se la distribuzione delle fette non è perfettamente equilibrata.
Crescita e disuguaglianza non sono la stessa cosa. Coesistono.
 
La domanda allora cambia forma.
Se un sistema:
– ha contribuito a ridurre drasticamente la miseria estrema su scala globale, ampliando l’accesso a istruzione, sanità e beni di base per centinaia di milioni di persone
ma
– allo stesso tempo ha generato nuove tensioni distributive nelle economie mature
Come lo valutiamo? Parliamo di successo incompleto? You decide.
 

Cosa centra questo coi vostri risparmi e investimenti?

Niente, è un semplice specchio dai due volti, dove da una parte potete vedervi arrabbiati con le persone abbienti che noncielodikono!1!, dall’altra potete vedervi grati per non essere più sotto la soglia di povertà, a patto che sfruttiate tutti, (ma davvero tutti), gli strumenti che la Consulenza Finanziaria vi mette a disposizione.